Sinfonia in Bianco e Nero
da un'idea di Michele Carretta
Romeo aveva un problema.
Non era il caldo, anche se quell'estate faceva veramente caldo e la sua folta pelliccia nera a volte era un po' scomoda.
Ma lui aveva trovato subito una soluzione: agitarsi il meno possibile, mantenersi bene idratati e aspettare con pazienza l'arrivo dell'autunno.
No, il problema era Michele e la sua fissazione per il cambiamento climatico.
Non parlava d'altro. A ogni ora del giorno. Leggeva articoli su Internet e li commentava a voce alta.
«Se continua così» disse scuotendo la testa «la prossima vendemmia la faranno a Ferragosto!»
Romeo guardò distrattamente la luce del pomeriggio che entrava dalla finestra dello studio. Poi sbadigliò, si stiracchiò con calma e infine disse: «Devi parlarne con Francesco Paolo.»
Michele sollevò gli occhi dallo schermo del computer.
«Valentini?»
«Chi altri? È stato uno dei primi in Italia a occuparsi di questo argomento. Lo sai che ha studiato le date delle vendemmie sui registri delle vigne di famiglia, dagli inizi dell'Ottocento? E ha scoperto che la raccolta dell'uva è stata via via anticipata, a causa dell'aumento della temperatura... prima Ottobre, poi Settembre e ora... »
«Ora gli telefono e domani partiamo per l'Abruzzo.»
«Perché hai usato il plurale?»
«Sei o non sei il mio socio in affari?»
Romeo batté nervosamente la coda, poi ritornò ad acciambellarsi accanto alla scrivania di Michele. Forse, pensò, a Loreto Aprutino farà un po' più fresco.
La strada saliva fra le colline, attraversando un paesaggio nel quale gli ulivi e le viti si alternavano da secoli, anzi da millenni. Più in alto il paese, con le sue case e i campanili, sembrava fosse cresciuto in maniera spontanea, come un organismo vivente, insieme agli alberi e alle vigne. Dal finestrino aperto, l'aria aveva il profumo dell'estate, ma insieme all'odore della terra si percepiva un tocco di brezza marina.
«Bel posto» disse Romeo.
«Ti aspettavi qualcosa di diverso?»
«Non lo so. Un po' più di movimento.»
«Siamo venuti per lavoro, non per fare i turisti.»
«Peccato.»
Nella dimora di Loreto Aprutino, Francesco Paolo li accolse con il consueto calore. Seduti nello studio ingombro di carte e quaderni, circondati da librerie che raggiungevano il soffitto, lui e Michele iniziarono subito a parlare di vigne, vendemmie e stagioni.
«Il cambiamento climatico» disse Francesco Paolo «non è solo un elenco di numeri registrati dagli strumenti. È una realtà che puoi leggere sulle piante, sul terreno, nell'aria e anche nel vino. Io ho iniziato ad accorgermi ormai diversi anni fa che stava succedendo qualcosa e così sono andato a cercare i dati storici della nostra cantina, a partire dai miei antenati...»
Mentre ascoltava i due che parlavano appassionatamente di maturazione zuccherina e fenolica, Romeo iniziò ad annoiarsi e senza dare troppo nell'occhio, sgattaiolò fuori dallo studio per vedere se in quella antica casa ci fosse qualcosa di più interessante.
Si avventurò lungo un corridoio, attraversò una stanza, poi un'altra, seguendo un suono percepibile solo alle sue orecchie feline. Non era un rumore qualsiasi, ma sembrava una nota tenuta a lungo, come se il vento facesse vibrare una corda di metallo.
Arrivò infatti davanti a un vecchio pianoforte. Balzò sullo sgabello e osservò lo spartito appoggiato sul leggio. Era scritto a mano, come i registri delle vigne che Francesco Paolo e Michele stavano sfogliando appassionatamente nell'altra stanza.
Le pagine erano sbiadite e ingiallite dal tempo. Romeo avvicinò il muso e percepì un suono deciso, mentre una nota sul pentagramma si mosse, facendolo sobbalzare per la sorpresa.
«Curioso» esclamò fra sé, e avvicinò ancora il muso.
Il suono si fece più chiaro. A una nota se ne aggiunse un'altra, poi interi accordi. Riconobbe la voce di un violino, un violoncello e ancora altri strumenti, finché la musica sfumò in un fruscio di foglie, un rumore di passi e zoccoli, il cigolio di una ruota di legno, il tintinnare di una campanella...
«Dove sono?» pensò Romeo guardandosi attorno.
Per qualche strana ragione, la stanza con il pianoforte era sparita e lui si trovava in aperta campagna.
Davanti a lui vide un animale enorme e bianco, con delle grandi corna..
«Buongiorno!» gli disse sfoggiando un'espressione amichevole e mansueta.
Romeo fece un piccolo salto all'indietro.
«Ma... tu parli?»
«Anche tu. Che c'è di strano?»
«Mi chiamo Pio.»
«Romeo, piacere.»
I due restarono per qualche attimo a guardarsi in silenzio.
...